È visitabile fino al 17 marzo 2019 la mostra, a cura di Cristina Giudice, dedicata all’artista Eugenio Comencini (Savona 1939-Torino 2015) che fin dal 1979 ha iniziato l’attività di docente di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti. La sua carriera si è svolta a Torino, Palermo e dal 1996 a Venezia.

In mostra sono presentati 19 quadri e una selezione di disegni, nonché alcune opere “minori” quali etichette di bottiglie di vino, libri illustrati e divertissement poetici e letterari, a testimonianza della versatilità dell’artista e della sua continua disponibilità a sperimentare e mettersi in gioco con ironia.

La formazione classica di Comencini e la laurea in Architettura permeano la sua capacità e la padronanza di giocare con spazi e volumi attraverso l’uso dei colori senza ombre e chiaroscuro. Artista dalla personalità forte e sguardo lucido e ironico sul mondo circostante ha inventato un universo policromo in cui uomini, donne, bambini e bambine si muovono con leggerezza e apparente facilità. Non bisogna infatti farsi trarre in inganno dalla piacevolezza e dalla forza attrattiva dei quadri, perché in essi nulla è casuale o facile. Le scene sono costruite con sensibilità cromatica e attenzione ad alcuni particolari, prendendo spunto talvolta da foto d’epoca e oggetti antichi. Molti dipinti rappresentano persone che lavorano, gruppi associativi con fini solidali, operai e contadini. La caratteristica comune è un senso di rispetto e vicinanza per quei valori profondamente umani che l’artista condivide e ci invita a riconoscere. Il suo spirito disincantato, ma sempre responsabilmente impegnato mette in scena come dei teatrini e lavorando su una stratificazione di significati, ci sa spiazzare e disorientare, perché non possiamo non essere catturati dalla piacevolezza dei suoi quadri. I colori vivaci accostati con cura a creare un mondo fantastico, sono una gioia per gli occhi e le forme così falsamente semplici ci tranquillizzano e affascinano come quando eravamo bambini. Tuttavia la sua attenzione è rivolta alla profonda umanità di quei lavoratori e quelle lavoratrici, semplici, capaci di relazioni sane e solidali e permeati di valori genuini. Comencini credeva e sapeva riconoscere il senso dell’umano:  infatti ha saputo intessere negli anni amicizie profonde e durature, fondate sulla stima e sul riconoscimento reciproco, che spesso hanno prodotto feconde contaminazioni tra forme artistiche.

“Nel suo insieme credo che l’arte colta di Comencini nella sua leggerezza e impegno sia un inno alla gioia, alla libertà di pensiero, alla passione per la vita in ogni sua forma, all’importanza della cultura e della memoria e al valore della responsabilità di ogni essere umano” (Cristina Giudice).

La mostra è corredata di un catalogo illustrato con testi della curatrice, del poeta Giorgio Luzzi, dell’architetto Agostino Magnaghi e un ricordo del cugino Luigi Iperti. 

Con il contributo di

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