L’evento espositivo è il frutto di un’intensa cooperazione culturale fra il Regno del Bahrein e l’Accademia Albertina che, dopo una missione di sistema nel 2017, è stata invitata a Marzo del 2018 a esporre negli spazi del Teatro Nazionale del Bahrein la collezione di modellini di scenografie della Storia del teatro antico e contemporaneo, realizzati dagli studenti dell’Accademia, con una grande esposizione dal titolo Scenamadre che ha riportato un notevole successo di pubblico e di critica in questo paese degli Emirati arabi.

“Il Bahrain Authority for Culture and Antiquities (BACA) è stato instituito nel 2015, svolge da quattro anni una funzione importante per la salvaguardia e la conservazione del patrimonio artistico antico. A questo si aggiunge la valorizzazione della ricerca artistica contemporanea generata da quegli artisti autoctoni sempre pronti ad esplorare un dialogo aperto con l’iconografia artistica della pittura classica occidentale conservata nelle più importanti collezioni museali europee”.

Come affermato dal prof. Gabriele Romeo nel suo testo in catalogo, “anche l’arte italiana, e non solo, nei secoli della sua storia non si è sottratta ad una combinazione di tecniche e scelte linguistiche che hanno visto l’uomo, l’artista, l’artigiano, misurarsi con quelle ‘astrazioni di forme e di simboli’ referenti alle origini multiculturali e alle aree geografiche dalle quali proveniva.

Tra i tantissimi esempi, le maestranze arabe operarono tra l’Ottocento e il Novecento nel Sud Italia durante il regno di Ibrahim I ibn al-Aghlab ibn Salim (752-812), troviamo Palermo (Balarm): la città conserva tante testimonianze di edifici e di decorazioni che verranno prodotte durante i regni di Guglielmo Iº detto il Malo (1120-1121) e Guglielmo IIº detto il Buono (1172-1184). La costruzione del magnifico Palazzo della Zisa (al-ʿAzīzal’), voluta nel 1165 dalla subentrata dinastia europea degli Hauteville, emblematicamente configura l’inizio di uno stile, quello ‘arabo-normanno’, il connubio tra due civiltà, culture che a poco a poco andranno ad integrarsi in una ricercata forma di linguaggio glocale.

La mostra ospitata alla Pinacoteca Albertina dell’Accademia di Torino presenta una selezione di artisti bahreiniti che hanno ricercato un dialogo tra l’iconografia della ritrattistica e del paesaggio europeo coniugandolo a quelle forme d’arte e a quegli stili glocali che si sono consolidati durante tutto il Novecento. L’allestimento espositivo prevede questo gioco semantico nell’habitat della Pinacoteca.

Le sale si offrono come un giardino segreto, un alhadiqat alsiriya (الحديقة السرية) nel quale sarà possibile comparare le comunanze, le somiglianze fraterne tra la pittura bahrenita con i grandi interpreti dei dipinti medioevali, rinascimentali, seicenteschi, e non per ultimi, di quelli che seguiranno nei secoli: da Luca Giordano (1634-1705) a Giuseppe Pietro Bagetti (1764-1831), da Cornelis van Poelemburgh (1590 ca – 1667) a Italo Cremona (1905-1979).

E tra il desiderio e la fantasia il fruitore che farà visita in questa mostra potrà scegliere di viaggiare con la sua mente in un utopico ‘giardino segreto’. In esso fioriranno come tante perle (darar) le opere di Sh. Rashid Al Khalifa, Hala Al Khalifa, Abdulrahim Sharif, Adnan AlAhmed, Ahmed Baqer, Balqees Fakhro, Ebrahim Busaad, Nasser AlYousif, Yaqoob Yousif Qassim, Jaffar AlOraibi e Nader AlAbbasi.

Il loro è un dialogo ad unisono, una conversazione con la quale l’immenso repertorio delle immagini bahrenite selezionate per questa esposizione potrebbero rivelarsi a noi Italiani, fin dall’infanzia, desunte da una fabula mitologica del mondo arabo. Celebri ne risultano le Novelle Arabe. Divise in mille ed una notte (Xº secolo), trascritte e tradotte, in una delle numerose edizioni europee stampata a Venezia nel 1791, curata da Dionigio Chavis e Cazotte, dalla pressa tipografica di Giuseppe Orlandelli.

DIALOGHI. Arte del Regno del Bahrein si propone, quindi, di accorpare queste storie pittoriche che dialogando tra passato e presente si interrogano tra di loro, si scontrano pacificamente, emulando miti e leggende o, semplicemente, lasciandoci il segno di come la ‘pittura’ possa servire da canale universale per comunicare in piena autonomia sensazioni ed emozioni e – senza filtri di traduzione – si azzerano le distanze che potrebbero dividerne culturalmente la ricerca artistica dell’entità specifica di due Paesi”.

 

La mostra sarà visitabile con i biglietti della Pinacoteca Albertina, gratis con l’Abbonamento Musei.

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