Uno scultore nella Torino di Rubino e Mastroianni. Sarà visitabile fino al 29 settembre 2019 la mostra dedicata ad Angelo Saglietti, a cura di Armando Audoli. Con circa cinquanta opere – tra sculture (bronzi, terrecotte, gessi), gioielli in argento e una selezione di disegni preparatori – l’allestimento descriverà quattro decenni di intensa attività.

Nato a Saluzzo il 13 aprile 1913, Angelo studia con il toscano Italo Griselli e con il calabrese Umberto Baglioni all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove si diploma nel giugno del 1937. Ai Prelittoriali torinesi dello stesso anno il suo Vogatore ottiene subito il primo premio e la critica è unanime nel considerare lo scultore esordiente come uno «tra i migliori dell’ultima covata accademica» (sono parole di Enrico Paulucci). Nel 1938 vince il premio del Sindacato Interprovinciale Fascista grazie alla scultura in gesso patinato Vecchio pescatore, conosciuta anche con il titolo alternativo Lavoratore. Dal 1939 al 1941 ricopre la carica di assistente del conte Alberto Cibrario alla cattedra di anatomia dell’Accademia Albertina e del liceo artistico ad essa annesso. Risale all’ottobre del 1941 il matrimonio con la pittrice Giuseppina Civetta, compagna di vita e sodale di un’intera parabola creativa: i due artisti esporranno assiduamente insieme, a partire dagli anni difficili del secondo dopoguerra. Sempre nel 1941, la Civica Galleria d’Arte Moderna di Torino acquista la terracotta Ritratto di fanciulla, mentre la Galleria Sabauda acquisisce un ritratto maschile in bronzo. Saglietti prende parte alla Seconda guerra mondiale e, fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943, viene internato in Polonia e in Germania; durante il periodo della prigionia esegue una toccante serie di disegni, pieni di pathos e realizzati con mezzi poveri o di recupero. Il forte stress dell’esperienza bellica gli provoca un’ulcera cronica e ben tre bombardamenti gli devastano lo studio di via Susa. Nel 1948 si trasferisce in Svizzera con la famiglia e vi rimane per una ventina d’anni, prima a Stetten, poi a Basilea e a Zurigo. Nella maggiore città elvetica dirige per un triennio i corsi di preparazione artistica del consolato d’Italia. Nel 1969 riceve le insegne di Cavaliere Ufficiale per meriti artistici e culturali. Contestualmente rientra a Torino ed è accolto con entusiasmo da critici e colleghi. Tra il 1970 e il 1971 riprende l’attività didattica. Sarà professore di ruolo di figura e ornato modellato al Secondo Liceo Artistico di Torino dal 1974 fino alla prematura scomparsa, avvenuta il 10 luglio 1979.

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